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venerdì 20 novembre 2015

Sono musulmano, non sono terrorista. Chi è l'ISIS e perché?


Parigi, 13/11/15. Illustrazione di Angela Varani


Buongiorno lettori,
ad una settimana di distanza è doveroso continuare a parlare non solo dei terribili attentati che hanno sconvolto Parigi - e l'Europa tutta - lo scorso venerdì 13 novembre, ma bisogna continuare a discutere sull'affaire terrorismo. Siamo in guerra, è ormai un dato di fatto. Ma contro chi?

Chi è l'ISIS? Come si struttura? Da chi è composto? E inoltre: come si finanzia questo sedicente e autoproclamato Stato Islamico?

Bisogna, è chiaro, partire dalle basi per avere un quadro più preciso della situazione. L'informazione attraverso i quotidiani, attraverso il web e, ora, anche attraverso i social network, è doverosa. Ma se si vuole andare a fondo e cercare di rintracciare cause fatti e conseguenze (possibili), propongo di studiare qualche testo che ho personalmente letto ed apprezzato.

#PrayForParis - illustrazione di Jean Jullien

 In primis suggerisco i testi che ho recensito nel corso di questo anno su The Fielder (cliccando sui titoli potete trovare la mia recensione e farvi un'idea più precisa):

- Il Califfato nero. Le origini dell'ISIS, il nuovo Medio Oriente, i rischi per l'Occidente di Jack Caravelli e Jordan Foresi, Nutrimenti : un testo basilare per comprendere chi è l'ISIS, come e quando nasce, dove si muove e come si finanzia.

- Arte e terrorismo. Sulla distruzione islamica del patrimonio storico artistico di Luca Nannipieri, Rubbettino : per comprendere, tra le altre cose, come l'ISIS riesce a finanziarsi con il saccheggio di opere d'arte e il commercio on line.

- La Soldatessa del Califfato. Il racconto della miliziana fuggita dall'ISIS di Simone Di Meo e Giuseppe Iannini, Imprimatur : l'intervista/ confessione shock ad una ex miliziana dell'Is. In appendice trovate anche il manuale di reclutamento.

- Maria Giulia che divenne Fatima. Storia della donna che ha lasciato l'Italia per l'ISIS di Marta Serafini (giornalista Corriere della Sera) : chi è Maria Giulia Sergio? Perché ha aderito alla causa jihadista? Si parla di foreign fighters e dell'asse Italia-Albania. (POST DEL BLOG)



C'è un punto, inoltre, su cui vorrei soffermarmi. Oriana Fallaci. Ho sentito e letto, in questi giorni, moltissime citazioni presumibilmente tratte dai libri della Fallaci e, beninteso, mi riferisco a La rabbia e l'orgoglio e La forza della ragione.  



Attacchi di una violenza inaudita (e menomale che siamo noi quelli che si battono contro il terrorismo) da una parte, atteggiamenti idolatranti dall'altra. La cosa più triste è che spesso la maggior parte di queste persone non ha mai letto la Fallaci, ma parla per partito preso.
Come ben saprete, ormai, io sono un'amante della cara Oriana, la buona, vecchia Oriana che sta a tutti sulle palle. Perché era irriverente, perché aveva un modo piuttosto aggressivo di proporsi e di esporre le proprie idee, eppure Oriana è stata immensa ed è stata molto altro.
Ripenso a Un uomo, ripenso a Lettera a un bambino mai nato, a Penelope alla guerra, a Niente e così sia. Ripenso a Un cappello pieno di ciliegie, alle prime interviste ai divi del cinema raccolte ne Gli antipatici, ripenso anche a Il sesso debole. E poi ci sono quei testi che non potete permettevi il lusso di non leggere, non fosse altro che per avere contezza di chi state (e di cosa state) criticando: parlo di Intervista con la storia e Intervista con il potere. Questa raccolta di interviste ai grandi personaggi che hanno fatto la Storia del Novecento è qualcosa da cui non si può prescindere, se davvero si vuol capire chi è stata Oriana Fallaci.

Ed infine, certo, c'è stata La rabbia e l'orgoglio, c'è stata quell'Oriana che a troppi non è piaciuta. Eppure, nonostante possa capire la posizione di chi si scaglia contro una certa ideologia o contro una certa - miserevole - politica, continuo a non comprendere perché non si dà atto alla Fallaci di quanto ha predetto.
Sbagliato il modo? La do per buona. Giusto. Ma condannare qualcuno per aver sostanzialmente palesato una gran parte della triste verità che stiamo subendo oggi, no, è da vigliacchi. Perché radunare tutti i musulmani sotto la cupola del terrorismo è più che errato, ma nascondersi dietro ad un dito senza avere l'intelligenza di riconoscere da che parte proviene quel male, è altrettanto meschino.

L'ISIS, il terrorismo, l'Islam integralista e fondamentalista, sono certamente un tumore dell'Islam moderato (se ci pensate, perché avere la necessità di parlare di Islam "moderato"? Noi abbiamo forse un Cristianesimo "moderato"? No. C'è sicuramente un Cristianesimo che, in nome di Dio, ha combattuto crociate e bruciato le streghe al rogo, ma, insomma, eravamo anche in pieno Medioevo. E pur constatando che anche oggi esistono i fanatici - per qualsiasi tipo di religione - dobbiamo intelligentemente e obiettivamente ammettere che NESSUNO UCCIDE 130 PERSONE per fanatismo religioso all'urlo di Allah è grande!), ma, per capire contro chi dobbiamo combattere, non si può prescindere - armandoci di buon senso - dall'individuare la provenienza del germe del male.

Detto ciò, vorrei proporvi qualche riflessione sulla figura di Oriana Fallaci. Io ne ho scritto qui, sempre su The Fielder, a più riprese:

- Oriana una donna di Cristina De Stefano, Rizzoli : consiglio di partire da qui per capire chi era davvero Oriana Fallaci. Una biografia essenziale, asciutta e non retorica.

- Il mio cuore è più stanco della mia voce di Oriana Fallaci, Rizzoli : un testo in cui sono raccolte le conferenze che Oriana ha tenuto nelle varie università americane. Si parla di giornalismo e di politica.

- La rabbia e l'orgoglio di Oriana Fallaci, Rizzoli : ecco il manifesto di Oriana Fallaci, il testo incriminato. Io ho provato ad analizzarlo punto per punto.


Mi permetto di inserire anche la mia recensione a Sottomissione di Michel Houellebecq , testo profetico, a suo modo:

- Sottomissione di Michel Houellebecq, Bompiani. 


Buona lettura e buone riflessioni.

mercoledì 21 gennaio 2015

Oriana Fallaci: tra celebrazione e mito

Si è detto di tutto su di lei, sui suoi libri, sul suo lavoro di giornalista: ha collezionato accuse, insulti, glorie, gioie e sofferenze di ogni tipo. Si è sempre battuta per ciò che riteneva giusto, ha fondato la sua vita sui concetti di Libertà e Verità, e ha sempre fatto ciò che meglio sapeva fare: scrivere.
Questa è Oriana Fallaci, la grande giornalista di fama internazionale che ha lasciato un segno indelebile nella storia del Novecento e che, tutt'oggi, fa ancora parlare di sé. Con la Passione che l'ha contraddistinta, Oriana si è resa celebre in tutto il mondo grazie ai suoi reportages di guerra e alle sue temutissime interviste ai grandi della Terra: nessuna paura, molto coraggio, grande audacia. Tenacia da vendere.
Rizzoli ha deciso di ricordarla così: 





A otto anni dalla morte Oriana Fallaci torna a vivere attraverso i ricordi che prendono forma grazie alle fotografie, ai documenti e alle riproduzioni degli oggetti che hanno fatto parte della vita della grande giornalista toscana. Materiale quasi interamente inedito quello che troviamo all'interno del volume "Oriana Fallaci in parole e immagini" (Rizzoli, 2014, a cura di Edoardo Perazzi), un lussuoso volume che contiene tutto ciò che i lettori di Oriana non si aspetterebbero mai di trovare.
Un' affascinante sorpresa, organizzata e strutturata seguendo le tappe fondamentali della vita della scrittrice e che parte da un accurato lavoro di ricerca e di approfondimento. 
Per saperne di più, potete leggere il mio articolo apparso su Sololibri.net ( http://www.sololibri.net/Oriana-in-parole-e-immagini-a-cura.html ).

Ecco alcune immagini presenti nel volume:

"Mio padre era disperato perché, quando sono nata, non ero un maschio. Allora mi ha portato a caccia".


"Mi sono spinta fino all'incrocio del ponte e mi accingevo a scattare una fotografia quando i Quyet Tu hanno preso a sparami. Da dove, chissà. Ricordo solo il fischio delle pallottole e la voce di Felix nascosto sotto un carro armato: "A terra! Buttati a terra!". 



"Se far parlare la gente è svernante, farla parlare dinanzi a una macchina che registra ogni pausa o sospiro è nel cinquanta per cento dei casi drammatico". 



"Hollywood è uno stato mentale, un miraggio. Non si guarda Hollywood con gli occhi: ma col desiderio, l'invidia, la suggestione". 



" F. - Signor Hitchcock, si rende conto che i suoi insegnamenti e i suoi film servono ai crimini? Lo sa che anni fa, ad Ankara, un giornalista uccise un diplomatico servendosi di una rivoltella nascosta nella macchina fotografica: esattamente come nel suo film Inviato speciale?
 H. - Sì che lo so. E ne fui assai lusingato". 



"Ti amo bene perché tu hai molto spirito" (Alekos Panagulis ad Oriana Fallaci, biglietto)


"Chi dice di non avere paura alla guerra o è un cretino o è un bugiardo".



"Io avevo scelto il silenzio. Avevo scelto l'esilio. Perché in America, è giunta l'ora di gridarlo chiaro e tondo, io ci sto come un fuoriuscito".


"Dico quello che penso e quello che penso è ciò che la gente pensa è quasi mai dice. E quello che la gente pensa e quasi mai dice è la verità."


"Sono nata per essere uno scrittore e sarei uno scrittore anche se non avessi avuto le mani oer scrivere". 

giovedì 2 ottobre 2014

Oriana Fallaci e le conferenze americane

Raccolte in "Il mio cuore è più stanco della mia voce", Rizzoli decide di regalarci un fino ad oggi inedito capolavoro di Oriana Fallaci: tutte le conferenze americane a cui la toscanaccia ha preso parte (sei in tutto) e nelle quali parla degli argomenti a lei più cari (giornalismo, politica, il suo amore per Alekos Panagulis e la poesia della Resistenza). 
Un ciclo di incontri assolutamente da non perdere.
Potete leggere la mia recensione andando su:



lunedì 1 settembre 2014

"The Fielder" - Cristina De Stefano e "Oriana una donna"

Potete trovare la mia recensione al libro di Cristina De Stefano, "Oriana una donna", sul sito di The Fielder.net, la rivista on line con i migliori aggiornamenti (articoli, recensioni) sui temi scottanti della politica, della finanza, dell'economia ed un'ampia sezione dedicata alla cultura, ai viaggi, alla moda e alla scienza. Tutto questo e molto altro su The Fielder.


The Fielder - Cristina De Stefano racconta Oriana, una donna.


sabato 30 agosto 2014

"Le relazioni pericolose" tra Oriana Fallaci e Indro Montanelli




Paolo Di Paolo giovedì 28 agosto 2014 ha dedicato un articolo intero al rapporto burrascoso tra Oriana. Fallaci e Indro Montanelli. Lo fa sul Corriere della Sera, riproponendo qualche stralcio delle conversazioni che i due grandi giornalisti italiani ebbero tramite missiva: "Sono le quattro del mattino e su New York sta per le arsi l'alba. Che notte difficile mi hai dato, Indro, che notte dolorosa. Io vorrei che almeno servisse a qualcosa: a ritrovarci perché, su questo maledetto argomento, ci siamo davvero perduti". Così si conclude, burrascosamente, la corrispondenza tra la Fallaci e Montanelli, e così, dopo ripetute discussioni e dispute su quelli che sarebbero dovuto essere gli argomenti chiave (Fascismo e Resistenza) del loro volume a quattro mani.
Per saperne di più, basta andare su Sololibri.net. Potete leggere il mio pezzo su http://www.sololibri.net/Oriana-Fallaci-Indro-Montanelli.html


giovedì 28 agosto 2014

"Le relazioni pericolose" tra Indro Montanelli e Oriana Fallaci

Oggi sul Corriere della Sera è apparso l'articolo di Paolo Di Paolo sul travagliato rapporto tra Oriana Fallaci e Indro Montanelli.
Il titolo, "Le relazioni pericolose", è più che azzeccato: "Le sigarette, l'Olivetti Lettera 22, i natali toscani. Indro e "la signorina Fallaci" - i due più grandi solisti del giornalismo italiano - avevano in comune anche una scorza ruvida e un talento fuori misura". Esordisce così Di Paolo, dilungandosi poi sulle lettere che Oriana e Indro si scambiarono in previsione di un progetto impegnativo e complicato: scrivere un volume a quattro mani, che "rischiava d'essere un capolavoro".
Ma lo scontro fra i due arriva nel giro di poche missive: lui non accetta di prendere da lei lezioni sul fascismo, poiché Oriana (classe 1929) nasceva "quando il fascismo moriva"; lei, che mentre gli ricorda di essere stata una staffetta partigiana e di aver vissuto in casa con uno zio "fascista violento e ottuso", si adira e ben presto la potenziale collaborazione giunge alla rottura.
"Le lettere tra due fuoriclasse che volevano scrivere insieme", e che non trovarono mai un compromesso per farlo, loro che di compromessi ne trovarono sempre pochi.
Grazie a Paolo Di Paolo per lo splendido articolo, per aver ricordato ancora una volta, con il tono appassionato che lo contraddistingue, le due figure più importanti del giornalismo italiano: una Fallaci coraggiosa (se pur inizialmente intimorita da questo collega di vent'anni più grande lei, IL collega), volitiva, dal carattere "impossibile", ma infinita, immensa, Donna. Ed un Montanelli forte, sicuro, anch'egli dal carattere di fuoco, alle prese, ora, con una personalità ardente.
La penna di Di Paolo, elegante ma puntuale, torna ad indagare "le relazioni pericolose" tra i due toscanacci, come già accennato durante l'incontro del Futura Festival di Civitanova Marche (lo scorso 25 luglio) in presenza di Cristina De Stefano, l'autrice dell'appassionante e affascinante biografia di Oriana Fallaci, - "Oriana una donna", come ricordato anche nell'articolo - assolutamente da leggere.



domenica 3 agosto 2014

La Donna di Cristina De Stefano

Cristina De Stefano
Oriana una donna
Rizzoli, 2013
301 pp.

Uno spirito intraprendente, caparbio, costantemente alla ricerca della verità, della provocazione, di quella sana irrequietezza che dà modo alla vita di procedere col maggiore entusiasmo possibile, uno spirito intrepido e coraggioso, selvaggio e austero come quello di Oriana Fallaci, ha una prima grande ossessione: il tempo. Il tempo della Storia, il tempo della realtà, il tempo che scorre inesorabile e che non basta mai, il tempo che scandisce le tappe di un'esistenza con la E maiuscola, quella di una donna che ha saputo fare della propria vita un'avventura emozionante e spericolata.
Attraverso le pagine limpide e appassionate di Cristina De Stefano possiamo recuperare il ritratto della Donna per eccellenza, colei che attirò i complimenti più sinceri, le critiche più spietate e le maledizioni più acerbe. Oriana, il cui nome tradisce già un livello culturale superiore, poiché i genitori, poveri ma appassionati di letteratura, lo scelgono pensando alla duchessa di Guermantes di Proust, fin da piccola fu educata dal padre Edoardo a non avere paura, di niente e di nessuno, mai. Questa primogenita crebbe, dice la De Stefano, come un soldato, e da sodato Oriana combattè tutta la vita, impugnando come arma letale il proprio carattere, la grinta che la contraddistinse e che le regalò la fama per cui si rese famosa in tutto il mondo. Se l'infanzia della Fallaci fu abitata soprattutto dal ricordo della durezza, nondimeno in età adulta Oriana farà sempre i conti con quel ghiaccio superficiale che rivestì le sue fragilità e le sue insicurezze. Perché prima ancora che scrittrice, giornalista e corrispondente di guerra, era un essere umano, e come tutti gli esseri umani guerreggiava quotidianamente con se stessa.
Se sbarcare all'Europeo fu la mossa chiave che le permise di farsi un nome a livelli internazionali, riuscì, audace e volitiva, a raggiungere l'obiettivo che si era prefissata in un tempo record, divenendo ben presto corrispondente politica. Ed è qui che nasce la vera Fallaci, la tagliente dama del giornalismo italiano, la Fallaci che non perdona, la Fallaci che provoca, che osa, che vuole sapere, la Fallaci che lotta e ottiene. Le sue interviste a Kissinger, Arafat, Golda Meir, Indira Gandhi, Ali Bhutto, passeranno alla storia e saranno pubblicate proprio nel volume "Intervista con la storia". Tra queste, una in particolare ci dà l'opportunità di inquadrare la grande donna che si cela - ma non troppo - dietro la graffiante giornalista: l'intervista a Khomeini, durante la quale Oriana, con un gesto di stizza, si toglierà il chador, il velo che indossano "le donne giovani e perbene", come ebbe a rimproverarle l'imam, infastidito dalle insistenti domande dell'intervistatrice sulla condizione femminile in Iran. Il giorno dopo, quando ripresero il colloquio interrotto bruscamente da Khomeini, Oriana, senza batter ciglio tornò all'attacco:"Ora, imam, riprendiamo da dove abbiamo lasciato ieri. Stavamo parlando del fatto che io sono una donna indecente..". 
Questa era Oriana. La stessa Oriana che affrontò la guerra del Vietnam e rischiò la vita, la stessa Oriana che soffrì terribilmente per amore e per i ripetuti aborti, la stessa Oriana di cui Indro Montanelli disse:"Se Oriana intervistasse Dio gli chiederebbe la carta d'identità. Se dovessi intervistare io la Fallaci non gliela chiederei, perché certe domande può farle solo la Fallaci".  
Alle prese con una personalità di ferro e fuoco, indaffarata a tenere sotto controllo una vita da guerriera e da militante convinta, la donna Oriana non si rivelerà, in questo libro, semplicemente un'artista della parola, nè sarà solo colei che, durante le interviste televisive, riuscirà a ribaltare i ruoli senza vergogna nè pudore, mettendo l'intervistatore in difficoltà di fronte alla razionale e logica aggressività di quello che lei definì il "sesso inutile". Perché Oriana è altro: è la mamma mancata della Lettera ad un bambino mai nato, è l'amante sofferente di un Uomo, Alekos Panagulis, è la malinconica figlia di Un cappello pieno di ciliegie. Oriana è immensa, infinita, inarrestabile. Eterna.
Con un piglio vivace e armonioso, un incedere elegante e garbato quanto basta, la De Stefano è riuscita nell'intento di donarci il ricordo di una toscanaccia indistruttibile, ripercorrendo tutta la sua storia, dalla nascita alla morte, ed utilizzando un linguaggio semplice e immediato, proprio come quello di Oriana. E la De Stefano, così come lo fu la Fallaci, è stata chiara a tutti, anche ai giovani, a quelli che sperano, a quelli che stanno per intraprendere la lotta con la vita, ai giovani sani, arrabbiati e tenaci. È un libro che insegna a volersi bene e allo stesso tempo insegna l'arte del sacrificio, insegna a coltivare l'entusiasmo e la voglia di investire in se stessi, per se stessi.
Una Donna che visse al galoppo e morì in piedi. 
"Sono alla fine, (...) e voglio morire a Firenze. Ed ora ci siamo. Ma morirò in piedi, come Emily Brontë".


mercoledì 30 luglio 2014

Massimo Fini e Oriana Fallaci: il ricordo di un carattere dolcemente "impossibile"

Pur non condividendo interamente le posizioni espresse nell'intervista (soprattutto quelle dell'intervistatore), riporto qui di seguito il ricordo di Massimi Fini riguardo Oriana Fallaci (l'intervista è riportata integralmente su www.cristianolovatelliravarinonews.com). Massimo Fini contribuisce al ricordo della giornalista toscana, regalandoci un ritratto di Oriana che, ad ogni modo, ben coincide col suo carattere "impossibile". Rimane comunque il fatto che la Fallaci sia stata, e sempre resterà, una delle voci più esilaranti e geniali del giornalismo italiano.






Domanda: Parlando di chi è riuscito a non scomparire ma è diventato mito, mi ha colpito scoprire in certe sue foto giovanili vedere quanto la Fallaci fosse avvenente e sexy (meno affascinanti gli ambienti vorrei-ma-non-posso delle sue case). Un discorso sul giornalismo italiano non può non partire da lei.


Risposta: “Io l’ho conosciuta e frequentata non più giovanissima, sui quaranta. Era una donna già profondamente segnata dal tempo, però ancora molto affascinante. Io arrivavo all’Europeo dall’Avanti, per me era come traslocare in un mito, tutti questi colleghi che hanno coraggiosamente girato il mondo. Mi dicevo: sarà come assidersi alla tavola rotonda. Invece con mio sbigottimento mi resi conto che l’unica cosa che amavano - o di cui amavano parlare - erano i migliori alberghi, i migliori ristoranti, e le migliori…puttane.”


D: E la Fallaci?


R: “Ecco, con la Fallaci quando andavi a pranzo - allora stava con Panagulis e forse umanamente fu il suo periodo migliore - non avevi bisogno della CNN, tanto era multiforme e catturante l’universo di cose di cui ti parlava..”


D: Infatti qualcuno ha detto che come affabulatrice era quasi meglio che come scrittrice. Poi però ti chiese di scrivere la sua biografia per i lettori che la reclamavano e tu sfornasti un tale capolavoro che lei si ingelosì e ruppe i rapporti con il pretesto di una…virgola.


R: “No, non era gelosia, era una forma di perfezionismo..”


D: Maniacale.


R: “Una forma di perfezionismo. "Il tuo pezzo è bellissimo" mi disse "ma questa virgola fuori posto lo rovina, io la estrarrei come un bisturi estrae un tumore da un corpo perfetto"….Beh, insomma, su un qualcosa di delicatissimo come scrivere all’Oriana la sua vita non le andò bene una virgola.

Lo considerai un complimento immenso.”


D: E a parlarle intimamente?


R: “A parlarle confidenzialmente era un continuo fuoco d’artificio, direi meglio uno scoppio nucleare di aneddoti, ritratti fulminanti, urlacci, intuizioni scorticanti….


D: Come dicevo prima, ancor meglio come affabulatrice che come scrittrice.


R: “Penso che a dirglielo uno avrebbe rischiato la pelle. Non a caso lei parlava di Santa Carta Scritta.

Il testo è tutto, il testo è il Vangelo. Avemmo un bellissimo periodo. Prima che impazzisse.”


D: So che a venire querelata si atteggiava a lesa maestà alla Regina, a Santa Giovanna d’Arco mandata al rogo. Poi però era lei la prima a querelare mezzo pianeta. Persino te, l’ex biografo amico, per un ritratto che le facesti, anche quello bellissimo. Ma non apologetico.


R: “ Ma infatti. Evidentemente ormai non era più in grado di sopportare neanche un alito di vento.

Il mio in realtà era un ritratto dolce, in fondo affettuoso, anche se chiunque di noi non può - oltre le luci - non presentare qualche ombra. È chiaro che non potei non alludere, ad esempio, al suo carattere infernale. Mi fece quasi pena.”


D: Perché?


R: “ Perché in modo artigianale si scrisse lei stessa nella querela la memoria difensiva d’accusa..”


D: Sarà stata una requisitoria terribile.


R: “No perché ormai - povera Orianina- non c’era più, scordava le cose, si dava la zappa sui piedi. Se non fosse morta il processo l’avrei vinto a mani basse. Avrei scritto un libricino, magari un po’ perfido, intitolato "Massimo adversus Oriana", con le esilaranti testimonianze dei testimoni o il grottesco di una udienza rimandata ad anni a venire con l’ Orianina, ormai ridotta al lumicino..”




{...}


D: Ma è vero, tornando alla Fallaci, - il mito è stato talmente incensato che possiamo con affetto soffermarci anche su qualche umana debolezza - che l’Oriana ogni volta che telefonava, ad esempio a Feltri, faceva finta cadesse la linea per farsi ritelefonare e non appesantire la bolletta ?


R: “È verissimo. Sai, era toscana. Non tutti, ma c’è una genìa di toscani avari marci, attaccati allo spillo. Mi diceva Davide Lajolo che quando andava a cena con Curzio Malaparte, che io considero il più grande di tutti…”


D: Concordo. È giornalismo che pur essendo preciso e cronachistico si elèva ad altissima letteratura….


R: “…il conto, con mosse quasi da prestigiatore, a poco a poco Malaparte lo avvicinava al suo piatto dimodochè al povero Lajolo toccava pagare ogni volta. Ma il dato più sconvolgente non è l’ avarizia ,ma la solitudine della Fallaci. Mi chiedo quanto dovesse sentirsi sola per ridursi a telefonare spesso a Vittorio Feltri. “


D: C’è di peggio. Telefonava spesso a Castelli.


R: “Il giudice Caselli?”


D: Eh magari, no l’ex Ministro leghista di Giustizia Roberto Castelli…telefonava a Castelli spessissimo per avere aggiornamenti giuridici sull’islam… con tutto il rispetto, come fonte non mi sembra il massimo..ma la cosa interessante è che gli faceva giurare per iscritto di non rivelare queste sue telefonate! Il mito, alla costruzione del proprio la Fallaci si dedicò fino all’ultimo respiro, non si fa mai vivo.


R: “Finì sola ,solissima, povera Orianina. A proposito di mito penso lo fossero in parte anche le sue osannate interviste politiche - fatte per illuminare più sé che chi intervistava. Io gli ho sempre preferite le prime, quelle agli attori, alla gente di spettacolo.”


D: Ne ricordo una prodigiosa a Pietro Germi, in cui va avanti, e in modo avvincente, per cinque cartelle, solo descrivendo come il regista si rifiutava di rispondere al telefono o di aprire la porta.

In quanto alle altre…giù il cappello ovviamente, ci inginocchiamo, sono nella Storia. Però...però La sua manipolazione - non voglio dire falsificazione -, il suo espediente - non voglio trucchetto -, molti elementi fanno pensare consistesse nell’essere testuale nelle risposte, ma autocelebrativa nelle domande. Insomma, un conto è dire:”Signor Presidente qualcuno ipotizza lei sia duro con l’opposizione", un altro è sbobinare la domanda teatralizzandola in:"Come fa un lurido orrendo sporco dittatore come lei a tenersi l’anima in pace con le galere gonfie di cadaveri ??!”. Nessuno dei testimoni dell’intervista a Khomeini vide il famoso schador rabbiosamente gettato via e nessuno dei testimoni dell’intervista a Kissinger persino ricorda la famosa frase del Cowboy che solitario spiana al popolo la democrazia….a chi smentiva, soprattutto ripeto il tono delle sue domande più che l’intervista ,(in America non a caso c’era chi la chiamava “Oriana the Fallacy””Oriana l’Inganno”) lei dava del farabutto, del mascalzone, del cagasotto, del senza palle, fors’anche del microfallico. Eppure le sarebbe bastato chiosare:”Signori alla Boston University, come tutti sanno, sono conservati sotto vuoto come reliquie i nastri delle mie interviste. Andateveli a risentire, teste di cazzo.” Ma, curiosamente, non lo fece mai. A maggior ragione però giù il cappello alla grande scrittrice.


R: “ Nelle interviste però, non certo nei romanzi. Purtroppo lei fraintese sciaguratamente un consiglio di Curzio Malaparte che aveva intuito il suo talento e che la esortò :”Orianina ricordati che un vero giornalista per essere tale scrive anche dei libri“, ma lui intendeva libri di saggistica non, certo romanzi. Lo stile della Fallaci, in effetti spesso folgorante nelle interviste, nei romanzi diventa stucchevole, melenso…il giornalista non è portato a essere uno scrittore, sono due stili che si elidono.”




D: Tranne clamorose eccezioni come Dos Passos ed Hemingway


R: “Eccezioni appunto.. e poi di scrittori che in fondo hanno forzato il proprio stile per diventare giornalisti. Da noi l’esempio maggiore rimane Dino Buzzati."

sabato 26 luglio 2014

Futura Festival - Di Paolo e De Stefano per Montanelli e Fallaci

Futura Festival
Civitanova Marche
25 luglio 2014

È stata una serata all'insegna del ricordo e della memoria quella che ha visto ospiti al Futura Festival di Civitanova Alta Paolo Di Paolo e Cristina De Stefano, autori dei libri Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c'era e Oriana. Una donna.
A seguito dell'introduzione all'evento da parte del direttore artistico Gino Troli, l'incontro è stato diretto e gestito dal giovane scrittore romano, il quale parla del suo libro su Indro Montanelli ed intervista, al contempo, Cristina De Stefano, autrice della biografia su Oriana Fallaci. Due giganti del giornalismo italiano raccontati da due penne eleganti ed appassionate, oltre che appassionanti. 
Durante la conversazione vengono riportati alla luce i momenti salienti del percorso dei due "toscanacci", i quali sembrerebbe abbiano avuto un rapporto di amore-odio, fattosi ancora più intenso per via della stima reciproca. 
Indro Montanelli, fondatore del Giornale, ideatore della Storia d'Italia, giornalista di cui Massimo Fini, ex allievo, ha detto:"Montanelli...era come digitare l'Universo", fu un grande giornalista e soprattutto un grande Uomo, un intellettuale a tutti i livelli, capace di tornare sui propri passi qualora fosse necessario, ammettere i propri errori, ma anche diventare quella Voce fuori dal coro che menava duro, in un modo, spesso, considerato "politicamente scorretto".
Oriana Fallaci, irriverente, focosa, temuta e criticata, osannata, amata, odiata e invidiata, ma che nel privato si rivelava fragile ed insicura. Una Donna-uomo che seppe fare della propria vita una battaglia senza fine. Scrittrice oltre che giornalista, viene ricordata dalla De Stefano come un personaggio su cui si è molto dibattuto, che ha fatto parlare di sè anche dopo la morte. 
Due libri simili ma diversi, accomunati dal fatto di aver descritto, se pure con modalità differenti, due storici personaggi del giornalismo italiano. I Personaggi, che hanno fatto la Storia. Se quella di Cristina De Stefano è una biografia definita dall'autrice stessa come "classica", quella di Di Paolo non è una vera e propria biografia, non è neanche un romanzo, ma nemmeno un saggio critico o storico a tutti gli effetti. Si tratta piuttosto di un racconto lungo che ha lo spirito di un saggio narrativo, il quale serve soprattutto a capire determinate cose. Una sorta di "ibrido" in cui Di Paolo stesso è presente, vivo nelle pagine, tra le righe, mentre ricorda e racconta l'idolo di sempre.
Serata inaugurale del festival conclusasi con successo. E con tutte le speranze.

Giulia Ciarapica, Civitanova Marche, 26 luglio 2014

mercoledì 23 luglio 2014

Oriana Fallaci vs Imam Khomeini: scontro fra titani. Chi l'ha dura la vince.

Che fosse un Donna coraggiosa, lo sapevamo, che fosse un Donna senza peli sulla lingua, anche, e sapevamo perfino che fosse una Donna audace e temeraria. Ma questa volta, ha davvero dimostrato di essere un uragano. Non una donna, ma una forza della natura. 
Oriana Fallaci, toscana per vocazione, giornalista di nascita, ottiene un'intervista con l'Imam Khomeini a Teheran. Siamo nel settembre del 1979 e la scrittrice occidentale accetta di indossare il chador durante l'incontro. 
Dopo una lunga prefazione all'intervista, comparsa per la prima volta sul Corriere della Sera, in cui Oriana tratteggia i lineamenti di un uomo molto vecchio, dal fanatismo esasperato ed esasperante, tiranno quanto basta per assomigliare, di fatto, al precedente Scià (il quale venne apostrofato dalla Fallaci, nel 1973, come "figlio di cane"), viene riportato il colloquio - o piuttosto si dovrebbe parlare di scontro - tra l'Imam e Oriana Fallaci.
Oriana, informatissima e severa, inizia le sue domande: come mai in Iran, paese ormai nelle mani di Khomeini, non c'è libertà? perché l'Imam incute timore alla gente? cosa intende Khomeini per democrazia? e per libertà? come mai è stata cancellata la parola "democratico" accanto al termine Islam? Insiste ribadendo concetti che Khomeini spiega a malapena, cosciente del fatto che questa donna sta osando troppo, sta paragonando l'Islam dell'Imam Khomeini al Fascismo italiano di Mussolini, sta tacciando di tirannia colui che il tiranno aveva sconfitto, sta insultando e contraddicendo le scelte culturali di un paese che nulla ha a che vedere con l'Occidente - Allah ce ne liberi! L'ironia ed il sarcasmo che Oriana usa in modo incalzante, mentre porta l'Imam all'esasperazione, innervosiscono Khomeini, che getta lampi di fuoco con lo sguardo. Oriana, per nulla intimorita, anzi, ancora più innervosita da quest'uomo così bieco e ottuso, che non aveva fatto altro che sostituire la sua tiranna a quella dello scià, chiede se si può parlare di Giustizia quando si ordina di far fucilare una prostituta o una donna che tradisce il proprio marito o un uomo che ama un altro uomo. "Se un dito va in cancrena cosa si deve fare? Lasciare che vada in cancrena tutta la mano e poi tutto il corpo oppure tagliare il dito? Le cose che portano corruzione a un popolo intero devono essere sradicate come erbe cattive che infestano un campo di grano". Ecco la risposta, ingenuamente lapidaria, di Khomeini. Quindi è giusto che poveri diciottenni in cinta vengano fucilate, o che anche i curdi che vogliono l'autonomia vengano fucilati, o perfino che vengano uccisi i curdi che distribuiscono volantini comunisti? è giusto quindi? qual è il significato di Giustizia? e quale, ancora una volta, quello di libertà, Imam? E scusi, Imam, ancora una domanda: 
Di questo "chador", ad esempio, che mi hanno messo addosso per venire da lei e che lei impone alle donne, mi dica: perché le costringe a nascondersi come fagotti sotto un indumento scomodo e assurdo con cui non si può lavorare nè muoversi? Eppure anche qui le donne hanno dimostrato d'essere uguali agli uomini. Come gli uomini si sono battute, sono state imprigionate, torturate, come gli uomini hanno fatto la Rivoluzione...
Le donne che hanno fatto la Rivoluzione erano e sono donne con la veste islamica, non donne eleganti e truccate come lei che se ne vanno in giro tutte scoperte trascinandosi dietro un codazzo di uomini. (...)
(...) Non è vero Imam. E comunque non mi riferisco soltanto ad un indumento ma a ciò che esso rappresenta: cioè la segregazione in cui le donne sono state rigettate dopo la Rivoluzione (...)
Tutto questo non la riguarda. I nostri costumi non la riguardano. Se la veste islamica non le piace non è obbligata a portarla. Perché la veste islamica è per le donne giovani e perbene. 

E così, senza batter ciglio, quasi aspettasse una simile provocazione, Oriana, con un gesto di stizza, si toglie il chador: "Molto gentile. E, visto che mi dice così, mi tolgo subito questo stupido cencio da medioevo. Ecco fatto. Però mi dica: una donna che come me ha sempre vissuto tra gli uomini mostrando il collo e i capelli e gli orecchi, che è stata alla guerra e ha dormito al fronte con i soldati, è secondo lei una donna immorale, una vecchiaccia poco perbene?"
Inutile dire che ne nacque un terribile parapiglia. Khomeini, non accettando di continuare un'intervista con una donna tanto insolente quanto priva del chador, abbandona la stanza, e Oriana protesta perché non ha potuto concludere la sua intervista.

Se avessero raccontato in qualsiasi altra parte del mondo che nel 1979, una giornalista italiana di nome Oriana Fallaci, alta 1.55m, esile di corporatura, fosse riuscita ad intervistare, lei donna, l'Imam Khomeini, e che, toltasi  sgarbatamente quel "cencio da medioevo" che loro chiamano chador, lo avesse fatto indispettire a tal punto da farlo scappare, beh, nessuno c'avrebbe creduto.
Così fu.
Forse, non è un caso se perfino Indro Montanelli ebbe a dire di lei: "Se Oriana volesse fare un'intervista a Dio, gli chiederebbe la carta d'identità. Dopo di che Dio non avrebbe bisogno di chiedere la carta d'identità a Oriana Fallaci. Certe domande può farle solo lei". 

Oriana, ieri oggi sempre. Insciallah!

martedì 22 luglio 2014

Fallaci vs Kissinger: scontro fra una grande donna e un piccolo uomo


"Questo cinquantenne con gli occhiali a stanghetta, dinanzi al quale James Bond diventava un'invenzione priva di pepe. Lui non osava, non faceva a pugni, non saltava da automobili in corsa come James Bond, però consigliava le guerre, finiva le guerre, pretendeva di cambiare il nostro destino e magari lo cambiava. Ma insomma, chi era questo Henry Kissinger?"
È così che Oriana Fallaci esordisce descrivendo la sua intervista ad Henry Kissinger. Nel novembre del 1972 gli chiese un'intervista e lui, con grande stupore di Oriana, le rispose dopo soli tre giorni in modo affermativo. Intervista concessa. Salvo ritrattare in seguito: ad una condizione, e cioè che prima fosse lui a rivolgerle alcune domande, per assicurarsi di colloquiare con la persona giusta. Oh, Kissinger, che grave errore. Oriana non era certo la persona adatta con cui "colloquiare", almeno non nel modo in cui sperava il segretario di Stato americano, nonché artefice della politica estera di Nixon.
Kissinger rivelò alla Fallaci di essere rimasto colpito dalla sua intervista al generale Giáp. Già, perché Oriana, con il Vietnam, germogliò come corrispondente politica e da quel momento in poi fiorì la carriera che aveva sempre desiderato, così come fiorirono e si moltiplicarono le sue interviste con la storia.
Tra le tante proprio quella con Henry Kissinger le diede una popolarità internazionale, e proprio grazie a questa intervista Oriana confermò di essere LA giornalista - donna, e non è un particolare trascurabile - più temuta dell'epoca, col suo carattere fermo e volitivo, le sue domande piccanti e fastidiose, le sue lapidarie battute e i suoi sferzanti giudizi. 
Il problema, come sostiene anche la De Stefano nel suo libro su Oriana Fallaci (Oriana. Una donna, Rizzoli, 2013), era che Kissinger non le piaceva affatto. Nell'introduzione all'intervista, infatti, la Fallaci delinea un ritratto di "Henry" presentandolo agli occhi del mondo come un uomo di ghiaccio al quale Nixon diceva sempre di sì: una specie di "balia mentale", come venne definito, del Presidente degli Stati Uniti.
Oriana, con pochi colpi di stupefacente maestrìa e genialità, demolì la fama di donnaiolo del segretario americano (in realtà le donne, che per lui erano solo un hobby, come ebbe a precisare lo stesso, scarseggiavano), nonché la fama di essere uno degli uomini più intelligenti del pianeta, sostenendo che, invece, di intelligenza ne usava poca, perché "ai Capi di stato non serve. La dote che conta nei Capi di Stato", usando le parole di Kissinger, "è la forza. Il coraggio, l'astuzia e la forza". Nulla di sconvolgente, dunque. Tanto che la Fallaci, senza batter ciglio - anzi innervosita di aver accettato di fare quell'intervista, da lei richiesta - tuonò: "Sta forse dicendomi che lei è un uomo spontaneo, dottor Kissinger? Mio Dio: se metto da parte Machiavelli, il primo personaggio con cui mi viene naturale associarla è quello di un matematico freddo, controllato fino allo spasimo. Mi sbaglierò, ma lei è un uomo molto freddo, dottor Kissinger". I peli sulla lingua Oriana non li aveva mai avuti, neanche di fronte al segretario di Stato americano, braccio destro (e pure sinistro) di Nixon, soprattutto se lo detestava.
Il motivo per il quale, tuttavia, quest'intervista diventerà la più famosa della Fallaci, consiste nella risposta che Henry Kissinger diede alla toscanaccia, la quale gli domandò:
"Suppongo che alla radice di tutto vi sia il successo. Voglio dire: come a un giocatore di scacchi, le sono andate bene due o tre mosse. La Cina anzitutto. Alla gente piace chi gioca a scacchi e si mangia il re"
"Sì, la Cina è stata un elemento importantissimo nella meccanica del mio successo. E tuttavia il punto principale non è quello. Il punto principale... Ma sì, glielo dirò. Tanto che me ne importa? Il punto principale nasce dal fatto che io abbia sempre agito da solo. Agli americani ciò piace immensamente. Agli americani piace il cowboy che guida la carovana andando avanti da solo sul suo cavallo, il cowboy che entra tutto solo nella città, nel villaggio, col suo cavallo e basta. (...) Insomma, un western".
Fu così che Kissinger, in tre semplici mosse, si giocò una reputazione, attirò su di sè le peggiori critiche dei giornali internazionali e contribuì ad aumentare la fama di Oriana, orribilmente infastidita, tra l'altro - come ebbe a ricordare lei stessa nell'introduzione all'intervista - , dalla monotona e fastidiosa voce del segretario: "Per tutta l'intervista non mutò mai quella espressione senza espressione, quello sguardo ironico o duro, e non alterò mai il tono di quella voce monotona, triste, sempre uguale. L'ago del registratore si sposta quando una parola è pronunciata in tono più alto o più basso. Con lui restò sempre fermo e, più di una volta, dovetti controllare: accertarmi che il magnetofono funzionasse bene".
Eccola: Oriana scandalosa, Oriana imprudente, impudente, sfacciata,tenace, dura. Oriana aggressiva, battagliera, volitiva, audace. Libera. Di dire ciò che pensava, di scrivere ciò che voleva. Vale a dire, la verità. Sempre e comunque la verità. Quella scomoda, quella che non fa dormire, quella che pesa sulla coscienza di chi una coscienza non sempre ricorda di averla.
Il tono perentorio e deciso di questa intervista, come di tutte le altre, aiuta a disegnare il ritratto di una Donna istintivamente geniale e superbamente accattivante. Da far paura.