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sabato 22 novembre 2014

Chiara Gamberale e Massimo Gramellini - "Avrò cura di te"

"Oscilli tra la nostalgia per ciò che hai smarrito e l'angoscia per quanto dovrai affrontare. L'unica emozione che fatichi a riconoscere è il coraggio: forse perché è legata al presente. Ma la mia missione, Giò, consiste proprio nell'aiutarti a vivere qui e ora".




Se volete regalarvi qualche momento di relax, ma senza abbandonare quel sano stato di incoscienza che vi permette di andare a fondo di voi stessi, leggete "Avrò cura di te" (Longanesi, 2014), il nuovo entusiasmante romanzo (forse a che un po' saggio) di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini.

Potete farvi un'idea del libro leggendo la mi recensione su Sololibri.net:









lunedì 20 ottobre 2014

Dell'alternativa dei supermercati : Chiara Gamberale e i suoi "Quattro etti d'amore, grazie" su Ghigliottina.it

Avete mai pensato di volere la spesa di qualcun altro? O addirittura di volere essere qualcun altro, intuendolo dalla spesa che fa? A Chiara Gamberale si, e lo descrive magistralmente in "Quattro etti d'amore, grazie", il romanzo edito da Mondadori ed uscito lo scorso 2013.
Potete leggere la mia recensione cliccando su:



lunedì 22 settembre 2014

Chiara Gamberale e i suoi "pagliacci"


Finalmente "Arrivano i pagliacci"! Ebbene si, a voi la mia recensione del nuovissimo libro di Chiara Gamberale , edito da Mondadori e già pubblicato nel 2002. La Gamberale ha rimesso ora mano a questo libro intenso ed avvolgente, arricchito da una postfazione di Paolo Di Paolo.
Potete leggere la recensione su The Fielder, cliccando su:



domenica 24 agosto 2014

Chiara Gamberale e il "Fenomeno dieci minuti": antibiotico culturale

"È curioso vedere che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che le maniere semplici sono quasi sempre prese per indizio di poco conto". 

Ho scelto di aprire quest'articolo con un aforisma del buon, vecchio Giacomo Leopardi sostanzialmente per due motivi: un po' perché Giacomo non sbaglia mai (quasi), ed un po' perché il pensiero racchiude nell'essenza il punto focale da cui vorrei partire. La semplicità. Direte voi: e che c'entrano i libri della Gamberale con Leopardi? Poco o niente, giustamente. Ma la Gamberale, ed i suoi romanzi, c'entrano con la semplicità di cui Giacomo parla. 

È da qualche tempo ormai che si può parlare di vero e proprio "fenomeno Gamberale", o forse sarebbe più opportuno parlare di "fenomeno dei dieci minuti": col suo ultimo romanzo (semi autobiografico, diciamolo) "Per dieci minuti", la giovane scrittrice romana ha dato letteralmente il via ad un vero e proprio gioco collettivo.

Per tutti coloro che ancora non avessero letto il libro - ed ora che siete incappati in questo articolo non potrete più tirarvi indietro - "Per dieci minuti" (Feltrinelli, 2013, 187 pp.) è un romanzo in cui troviamo una protagonista, Chiara, una antagonista, La-vita-a-volte, e tanti aiutanti. Chiara, smarrita in quel tunnel di malessere che alle volte qualcuno di noi è obbligato ad attraversare - lasciata dal marito dopo diciotto anni di matrimonio, derubata del lavoro che tanto amava, alle prese con una città, Roma, che tutto offre e tutto nasconde, anche i sentimenti più grandi - decide di accettare il "gioco dei dieci minuti" propostole dall'analista. Chi ha dei bambini, o anche semplicemente a chi è capitato di osservarli, anche da lontano, sa che il gioco è una cosa seria, e mai come in questo caso lo sarà per Chiara: ogni giorno, per trenta giorni, dovrà, per dieci minuti, fare qualcosa che non ha mai fatto prima. Che sia fare dei pancakes, mettere lo smalto fucsia, imparare a guidare, poco importa. Il fine ultimo è quello di concentrarsi, per 600 secondi del proprio tempo, e svolgere un'attività che fino a quel momento non aveva mai creduto di poter fare, perché assurda, improbabile, assolutamente lontana dalla sua persona. 

Ecco, questo è ciò che la Gamberale fa, o meglio racconta, nelle fresche pagine di questo libro, che muove a riflessioni importanti. E questo è ciò che hanno fatto milioni di lettori dopo la lettura. Ebbene sì, il gioco sembra essere contagioso, tanto più se si tende a vederlo come una sorta di "panacea" dei malesseri che affliggono i nostri giorni. "Per dieci minuti" è, in pochissimo tempo, divenuto il libro-guida per chi cercava di rintracciare se stesso, annaspando tra complicatissimi termini medici, incespicando tra ansiolitici e tisane rilassanti, è diventato, insomma, alla fine, il vademecum di chi, con grande sorpresa, è riuscito a trarre un sospiro di sollievo (la parola ai testimoni, e ve ne sono assai) grazie alla semplicità - ed eccolo qui, Leopardi - del racconto di Chiara Gamberale. Semplicità, appunto: la via migliore da percorrere per esporre i propri pensieri, dare sfogo alle proprie inquietudini, condividere malumori e gioie, e, in definitiva, essere in grado di aiutare chi si confronta con noi.

Eccolo lì, dunque, il Fenomeno dei dieci minuti: semplice e impegnativo, proprio come questo libro, che, nella sua immediatezza di stile ed estrema fruibilità, permette di correre - forse anche inconsapevolmente - il rischio di ottenere quel che forse stavate perdendo di vista: voi stessi.

Come scrissi nella mia recensione al romanzo: "Il resoconto del diario che Chiara tiene per un anno diventa, in realtà, il diario di tutti coloro che lo leggono. In ogni pagina, dietro ogni azione, anche e soprattutto dietro l'impresa più anomala, assurda, improbabile, c'è ognuno di noi. È come se tra le righe del testo spuntassero tanti piccoli e puntuali ritratti del genere umano, e questo grazie alla non comune abilità della giovane scrittrice di palesare, con naturalezza e vivacità, i lati oscuri e i pensieri più inquietanti che albergano in lei, in noi".

Dunque: leggete, giocate e vivete.

"Non ho più un amore. Non ho più una cosa che sento davvero mia, non ho più un lavoro che mi piaceva. Non ho un perno: ecco. Ma la vita che gira attorno a questo perno che non c'è, forse, non è poi così male."



sabato 2 agosto 2014

I condizionali e i minuti della palingenesi: il tempo anestetico di Chiara Gamberale

Ripropongo, in questa giornata di grande soddisfazione e gioia, la recensione fatta un mese fa di "Per dieci minuti" di Chiara Gamberale. La mia recensione, letta e ampiamente apprezzata dall'autrice, è stata condivisa da lei stessa oggi sulla sua pagina ufficiale Facebook ("Chiara Gamberale"). 
Buona lettura!



Chiara Gamberale
Per dieci minuti
Feltrinelli, 2013
187 pp.


Non bastano certo dieci minuti per leggerlo, ma è assicurato che dopo i primi dieci minuti vorrete triplicarli. I minuti. Da dedicare a questo libro.
Non bastano certo dieci minuti per leggerlo, ma è assicurato che alla fine della lettura, e a questo punto non importa più quanto tempo ci avrete messo, troverete la voglia di impiegare dieci minuti della vostra vita, tutti i giorni, per un mese, facendo quel che non vi sareste mai immaginati di fare. E non occorre che siano il vostro analista o il vostro psicologo a suggerirvelo. Basta avere davanti a voi la linea della vita, intrisa di perché senza risposta, di domande retoriche e inutili, di esperienze non accumulate, di viaggi interrotti, di Ti amo mai detti, di strade mai intraprese. A quel punto vi renderete conto che per assaporare desideri e realtà nel modo più intenso e caparbio possibile, non occorre un'organizzazione sistematica della vostra vita. Vi renderete conto, anzi, che basta quella scintillante manciata di minuti per dare una svolta alla vostra esistenza. Per dare il via a quello che più di tutti ci fa paura, da sempre: il cambiamento.
Questo è ciò che fa Chiara Gamberale nel suo libro "Per dieci minuti": gioca. Gioca mentre vive. O vive mentre gioca, forse. Sta di fatto che accetta di portare a termine il Gioco dei dieci minuti, consigliatole dall'analista. Perché "il gioco è una cosa seria". 
Con grande freschezza e originalità, con l'amarezza e la rabbia di chi crede di avercela messa tutta, - e invece manca sempre qualcosa - con l'allegria e l'ironia di chi ha capito che vivere non è guardare il mondo attraverso lo specchio deformante dell'assuefazione amorosa, con la consapevolezza di non avere quella consapevolezza che una Donna dovrebbe possedere a trentacinque anni più che suonati, e, proprio grazie a ciò, attuando un inconscio atto di coraggio che le permette di uscire da Egoland - che poi diverrà magicamente (neanche troppo magicamente) egoland - per recarsi nella pescheria in fondo alla via ed ordinare un misto mare ed un'orata, - in previsione di una Vigilia di Natale sui generis-  alla fine, Chiara, sguscia dalla condizione "sottovuoto". E si immerge nella fase: Primo scaffale in alto a destra.
Il resoconto del diario che Chiara tiene per un anno diventa, in realtà, il diario di tutti coloro che lo leggono. In ogni pagina, dietro ogni azione, anche e soprattutto dietro l'impresa più anomala, assurda, improbabile, c'è ognuno di noi. È come se tra le righe del testo spuntassero tanti piccoli e puntuali ritratti del genere umano, e questo grazie alla non comune abilità della giovane scrittrice di palesare, con naturalezza e vivacità, i lati oscuri e i pensieri più inquietanti che albergano in lei, in noi. L'angoscia, la malinconica amarezza, il vuoto assordante che ci pervadono quando la persona che amiamo ci abbandona, dopo 18 anni di matrimonio, per via telefonica, dall'altro capo dell'Europa; lo stordimento e la rabbia che proviamo quando, di punto in bianco, il nostro lavoro viene affidato a qualcun altro - di cui non abbiamo la benché minima stima -; lo sconforto che ci assale quando siamo costretti ad abbandonare il luogo dell'infanzia e del cuore, quello in cui siamo cresciuti e in cui abbiamo maturato la certezza che alla fine tutto andrà sempre per il verso giusto, che ci saranno sempre questioni che mamma e papà risolveranno per noi, che non importa quale cosa terribile sia accaduta nell'arco della giornata, tanto alla fine si rientra sempre a Casa, rifugio per anime fragili.
Tutto questo, di colpo, può venire meno. Svanire. Evaporare. E si piomba nella realtà, quella triste, quella che hai sempre evitato, quella che non hai mai creduto potesse essere, in fin dei conti, così reale, perché la tua vita era fatta della stessa bellezza di cui sono fatti i sogni. 
Capita anche questo, nella vita di Chiara come nelle migliori vite. A quel punto, allora, si inizia a giocare, ed è proprio in quei dieci lunghissimi o brevissimi minuti che, ogni dì per 30 dì, avviene la favolosa trasformazione che porta alla palingenesi. Fare tutto ciò che mai, e dico mai, avreste pensato di fare prima: che sia camminare all'indietro, fare dei pancakes, imparare a guidare, poco importa. Condizione necessaria e sufficiente è buttarsi. Soprattutto in cose che credete siano le più lontane da voi, le meno quotate, quelle che fino ad oggi avete considerato stupide, improponibili o, perché no?, volgari. Rischiare, in poco tempo, di ottenere quel che avete perso di vista: voi stessi.
Se alla fine del mese avrete capito che non serve costruire un perno attorno a cui ruoterebbe ipoteticamente la vostra esistenza, ma è la Vita stessa ad essere perno e ruota insieme, allora sì, l'esperimento sarà davvero riuscito. Buona fortuna.
"Non ho più un amore. Non ho più una cosa che sento davvero mia, non ho più un lavoro che mi piaceva. Non un perno: ecco. Ma la vita che gira attorno a questo perno che non c'è, forse, non è poi così male."

domenica 13 luglio 2014

Il tempo anestetico di Chiara Gamberale - Per dieci minuti

Chiara Gamberale
Per dieci minuti
Feltrinelli, 2013
187 pp.

Non bastano certo dieci minuti per leggerlo, ma è assicurato che dopo i primi dieci minuti vorrete triplicarli. I minuti. Da dedicare a questo libro.
Non bastano certo dieci minuti per leggerlo, ma è assicurato che alla fine della lettura, e a questo punto non importa più quanto tempo ci avrete messo, troverete la voglia di impiegare dieci minuti della vostra vita, tutti i giorni, per un mese, facendo quel che non vi sareste mai immaginati di fare. E non occorre che siano il vostro analista o il vostro psicologo a suggerirvelo. Basta avere davanti a voi la linea della vita, intrisa di perché senza risposta, di domande retoriche e inutili, di esperienze non accumulate, di viaggi interrotti, di Ti amo mai detti, di strade mai intraprese. A quel punto vi renderete conto che per assaporare desideri e realtà nel modo più intenso e caparbio possibile, non occorre un'organizzazione sistematica della vostra vita. Vi renderete conto, anzi, che basta quella scintillante manciata di minuti per dare una svolta alla vostra esistenza. Per dare il via a quello che più di tutti ci fa paura, da sempre: il cambiamento.
Questo è ciò che fa Chiara Gamberale nel suo libro "Per dieci minuti": gioca. Gioca mentre vive. O vive mentre gioca, forse. Sta di fatto che accetta di portare a termine il Gioco dei dieci minuti, consigliatole dall'analista. Perché "il gioco è una cosa seria".
Con grande freschezza e originalità, con l'amarezza e la rabbia di chi crede di avercela messa tutta, - e invece manca sempre qualcosa - con l'allegria e l'ironia di chi ha capito che vivere non è guardare il mondo attraverso lo specchio deformante dell'assuefazione amorosa, con la consapevolezza di non avere quella consapevolezza che una Donna dovrebbe possedere a trentacinque anni più che suonati, e, proprio grazie a ciò, attuando un inconscio atto di coraggio che le permette di uscire da Egoland - che poi diverrà magicamente (neanche troppo magicamente) egoland - per recarsi nella pescheria in fondo alla via ed ordinare un misto mare ed un'orata, - in previsione di una Vigilia di Natale sui generis-  alla fine, Chiara, sguscia dalla condizione "sottovuoto". E si immerge nella fase: Primo scaffale in alto a destra.
Il resoconto del diario che Chiara tiene per un anno diventa, in realtà, il diario di tutti coloro che lo leggono. In ogni pagina, dietro ogni azione, anche e soprattutto dietro l'impresa più anomala, assurda, improbabile, c'è ognuno di noi. È come se tra le righe del testo spuntassero tanti piccoli e puntuali ritratti del genere umano, e questo grazie alla non comune abilità della giovane scrittrice di palesare, con naturalezza e vivacità, i lati oscuri e i pensieri più inquietanti che albergano in lei, in noi. L'angoscia, la malinconica amarezza, il vuoto assordante che ci pervadono quando la persona che amiamo ci abbandona, dopo 18 anni di matrimonio, per via telefonica, dall'altro capo dell'Europa; lo stordimento e la rabbia che proviamo quando, di punto in bianco, il nostro lavoro viene affidato a qualcun altro - di cui non abbiamo la benché minima stima -; lo sconforto che ci assale quando siamo costretti ad abbandonare il luogo dell'infanzia e del cuore, quello in cui siamo cresciuti e in cui abbiamo maturato la certezza che alla fine tutto andrà sempre per il verso giusto, che ci saranno sempre questioni che mamma e papà risolveranno per noi, che non importa quale cosa terribile sia accaduta nell'arco della giornata, tanto alla fine si rientra sempre a Casa, rifugio per anime fragili.
Tutto questo, di colpo, può venire meno. Svanire. Evaporare. E si piomba nella realtà, quella triste, quella che hai sempre evitato, quella che non hai mai creduto potesse essere, in fin dei conti, così reale, perché la tua vita era fatta della stessa bellezza di cui sono fatti i sogni.
Capita anche questo, nella vita di Chiara come nelle migliori vite. A quel punto, allora, si inizia a giocare, ed è proprio in quei dieci lunghissimi o brevissimi minuti che, ogni dì per 30 dì, avviene la favolosa trasformazione che porta alla palingenesi. Fare tutto ciò che mai, e dico mai, avreste pensato di fare prima: che sia camminare all'indietro, fare dei pancakes, imparare a guidare, poco importa. Condizione necessaria e sufficiente è buttarsi. Soprattutto in cose che credete siano le più lontane da voi, le meno quotate, quelle che fino ad oggi avete considerato stupide, improponibili o, perché no?, volgari. Rischiare, in poco tempo, di ottenere quel che avete perso di vista: voi stessi.
Se alla fine del mese avrete capito che non serve costruire un perno attorno a cui ruoterebbe ipoteticamente la vostra esistenza, ma è la Vita stessa ad essere perno e ruota insieme, allora sì, l'esperimento sarà davvero riuscito. Buona fortuna.
"Non ho più un amore. Non ho più una cosa che sento davvero mia, non ho più un lavoro che mi piaceva. Non un perno: ecco. Ma la vita che gira attorno a questo perno che non c'è, forse, non è poi così male."